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Un fertile humus antipolitico sembra tenere insieme le campagne antisistema degli anni Settanta e quelle antipartitocratiche del trentennio successivo. A legarle è il filo di un’indignazione che, per fortuna, ha mutato i suoi strumenti di denuncia e di offesa, ma non ha cambiato il suo obiettivo di squalificare la credibilità della politica in blocco e delle istituzioni in quanto tali, senza differenziazioni, qualitative e quantitative, e senza gradazioni di responsabilità. Ciò continua ad avvenire in base a una presunta purezza morale individuale e a una sicura deresponsabilizzazione comunitaria, due tratti tipici del cosiddetto “uomo qualunque”, la cui psicologia, già nel 1945, venne tracciata in modo esemplare dal filosofo morale Umberto Segre, che riprendeva temi propri della tradizione antiparlamentare italiana di fine Ottocento.
— M. Gotor, Il memoriale della repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano, Einaudi, p. 468.