10th
“Lettera dalla direzione:
Egregio Evgenij!
Si è deciso di privarla di un mese di stipendio per avere stupidamente appeso al muro un distruggi-documenti e averci attaccato un’etichetta con la scritta ‘Lettere’. L’ufficio contabilità ha perso documenti molto importanti… Il ripetersi dell’episodio renderà necessario il licenziamento”.
Veltroni ospite di Fazio promette che finita l’esperienza di sindaco si ritirerà dalla politica attiva.
Mi sa che volente o nolente…
(via Ismael)
Napoli è una città di discese e salite, celeberrima è quella del Cavone. Congiunge due quartieri assai popolari. Si inerpica, ripidissima, la salita del Cavone. A Napoli inoltre il culto dei morti ha una valenza non indifferente. Pensate alle catacombe di S.Gennaro, al cimitero delle Fontanelle, tanto per dire. Napoli infine è il paese del sole. Immaginatevi allora questo cocchio superbo, un tiro da otto, nero, otto morelli lucidi e bardati a dovere che scalpitano e mordono il freno in un giorno d’estate. Immagine potente. E poi c’è la questione del nero. Il fatto che attrae la luce, che l’intrappola, e con essa il calore. Non ci importa il sudore dei convenuti (per quanto, certo, tutti vestiti di nero, sarà di certo un profluvio, uno stillare generoso). Pensiamo a quei cavalli piuttosto, e alla salita, al peso, al sole che picchia. E’ questo dunque il patrimonio di significanti che indirizzo allo sconosciuto che mi ha rigato il fianco della macchina, stanotte. Lui non lo sa quanto d’iconografico sia condensato nell’espressione che m’è affiorata alla mente osservando il danno.
Tu nun sì manc’ a schiumm’ d’o sudor’ e miez’ e pall’ d’o cavall’e Bellomunn’nfaccia a sagliuta d’o Cavone!
(Non sei neanche la schiuma del sudore tra le palle del cavallo di Bellomunno [Onoranze Funebri] che affronta la salita del Cavone)